mercoledì 8 febbraio 2012



RIVOLUZIONE SARDA (29.01.2012)


Che questa sia una setimmana da ricordare, lo si puo dire davvero!
Iniyiando dalgli scioperi e dai blocchi delle merci, fino alläultimo atto di disperayione dei sindaci del Sulcis Iglesiente che hanno restituito la fascia tricolore al prefetto di Cagliari.

Ma io in questo spayio, in questo blog, vorrei analizzare cio che questo voglia dire piu che raccontare le dinamiche su come lo sciopero e’ stato organizzato e seguito dalla diverse associazioni.
Cio che per me e’ importante commentare e’ la dinamica, e in particolare l’aver preso coscienza che il popolo Sardo, tutto, nessuno escluso e’ arrivato ad un punto limite di sopportazione. Il popolo in questa fase di scioperi e di manifestazioni si e’ rivelato estremamente compatto.
E’ uno.
Attenzione a coloro che paragonano questo periodo di crisi industriale , e quindi questo periodo storico all’ottocento. Non e’ vero. Qui stiamo vedendo gli operai lottare assieme alla borghesia. In altre parole, oggi la distinzione tra operaio e industriale, pastore (propietario terriero o servo pastore), commerciante o cliente, tutti lottano contro lo stesso nemico.
Un sistema anzitutto politico, e secondariamente sociale, che ha impoverito il popolo sia in materia di denaro che in cultura. Questi due termini infatti vanno considerati sempre assieme e mai separati. Dove c’e’ denaro c’e’ cultura e dove c’e’ cultura circola denaro.
Mi sembra di veder nuovamente, come in un sogno ad occhi aperti: una Rivoluzione Sarda, dove i lavoratori (tutte le categorie) si ribellano contro la politica. Esattamente come nel 1979 in Francia. Mettete i Politici Sardi al posto della Monarchia Francese....i FORCONI sono gli stessi!

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